Noi Giovani Democratici Cisterna stiamo promuovendo un'iniziativa dei Giovani Democratici della Provincia di Latina. Di cosa si tratta? Un concorso fotografico: LAVORO PRECARIO, VITE SOSPESE.
Noi come GD provinciali ci poniamo come obiettivo la sensibilizzazione di questo tema, tanto caro al nostro paese quanto poco tutelato.
Conosciamo tutti il periodo di crisi che stiamo passando e di come vada a discapito del lavoro e che troppo spesso per risparmiare si vada a tagliare sulla sicurezza. Questo quindi non è un semplice concorso fotografico, ma vuole essere l'inizio di una denuncia che è stata spesso lasciata nel dimenticatoio civile.
PER PARTECIPARE CONTATTATECI TRAMITE E-MAIL A: gdcisterna@gmail.com
SCADENZA BANDO 25 LUGLIO
I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. S.Pertini
sabato 30 giugno 2012
mercoledì 9 maggio 2012
L’ora di resistere
Quando
l’8 settembre del 1943 Badoglio parlava via radio agli italiani annunciando la
firma dell’armistizio con gli alleati, qualcosa scattò nel cuore dei tanti
italiani e italiane che fino a quel momento erano stati privati di qualsiasi
libertà. L’annuncio fu subito preso con gioia, perché la guerra per noi
italiani era terminata, ma è stato proprio l’attimo successivo all’euforia
dell’annuncio che ha fatto realizzare a quelle persone, che ora toccava a loro,
che ora arrivava il momento più difficile; era necessario cacciare, respingere
e sconfiggere, quel potere nero, era necessario mandare via ciò che rimaneva
del nazi-fascismo.
Così
nacque la Resistenza, così nacque il Partigiano.
L’8
settembre quindi, tutta la penisola fu scossa da un sobbalzo, si risvegliò, si
alzò dalle macerie di una guerra crudele e decise che in quel momento doveva
rinascere un’Italia, diversa da quella di prima, dove poteri autoritari e leggi
infamanti non dovevano più essere all’ordine del giorno, ma si pensava ad
un’Italia democratica come quella
pensata da Mazzini e Garibaldi, e dai grandi eroi repubblicani del
Risorgimento.
La
storia degli anni successivi la conosciamo tutti, il cuore, l’anima che quelle
persone misero nel liberare l’Italia dall’invasione nazista fu senza limiti.
L’ardire, il coraggio, il lottare ogni giorno, e ogni giorno rischiare la
propria pelle per volere un Paese libero e democratico fa di quegli uomini e
donne degli esseri veramente speciali.
L’idea
che poi si è fatta della festa del 25 aprile e del valore dei Partigiani e
della Resistenza in questi ultimi anni, è il preconcetto che la ricorrenza
della Liberazione dal nazi-fascismo, sia un qualcosa da festeggiare solo da un
colore politico; smantellare questo schema è dovere di tutti noi cittadini,
poiché il nostro Paese fu liberato da tutti coloro che aborrirono il fascismo e
la sua dittatura, senza distinzione politica. Il loro unico intento e obiettivo
era restituire alle proprie famiglie, ai propri figli e ai propri posteri uno
stato libero dove vivere in serenità, in un clima semplice di confronto, dove
potesse esserci una vera discussione politica; dove organi come il parlamento
riprendessero la loro vitale e importante funzione; dove una vera carta
Costituzionale potesse difendere i diritti e affermare i doveri dei cittadini.
Per
questo il 25 aprile dovrebbe essere la festa di un’unità nazionale, poiché si
festeggia la democrazia, si festeggia la libertà, si festeggia il ricordo di
quelle persone e infine si festeggia l’Italia tutta intera.
Toccante
e commovente è stata la manifestazione, organizzata dall’amministrazione, in
onore dei caduti svoltasi in piazza Amedeo di Savoia Aosta. Tutte le
associazioni Combattentistiche d’Arma e di Volontariato presenti hanno
celebrato il ricordo della fine della seconda guerra mondiale e della guerra di
Liberazione. La manifestazione è stata centrata al ricordo storico e alla
testimonianza di due uomini che hanno vissuto il
dramma della guerra in prima persona, come pure in prima linea: Attilio Mancini
e Arturo Cirilli, superstiti dei campi di concentramento. I due
superstiti hanno voluto condividere la loro storia, facendo leggere dei passi
dei loro libri in cui è raccontata per filo e per segno la loro esperienza che
oltre suscitare un amaro ricordo in loro, ha toccato veramente tanto, tutti
coloro che hanno partecipato alla cerimonia.
Ci
auguriamo infine, come Giovani Democratici, che questa celebrazione del 25
aprile non rimanga un unicum, ma che
sia la prima di una serie di cerimonie e commemorazioni che sono doverose in
una città piena di senso civico, per non dimenticare ciò che ha segnato la
nostra storia e per avere sempre a mente quegli eroici uomini che hanno
liberato la nostra Italia.
“Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere
uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.”
Piero Calamandrei
Cianfoni Luca, GD Cisterna
“Dove vien meno l'interesse, vien meno anche la memoria.”
“Dove
vien meno l'interesse, vien meno anche la memoria.” W. Goethe
Credo
che proprio queste possano essere le parole giuste per descrivere ciò che il 24
aprile scorso è successo nella nostra città, in occasione della ricorrenza del
25 aprile, festa della Liberazione.
Nella
Sala della Loggia, a Palazzo Caetani, si è svolto il primo incontro dell’ANPI
(Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) proprio per non perdere l’interesse,
e quindi la memoria, nei confronti di quelle persone che con animo fervente e con
voce, più volte rotta dalla commozione e dal ricordo, hanno ricordato i tragici
anni del ventennio fascista e dell’orrore della 2° Guerra Mondiale.
Questo
primo appuntamento ha avuto come obiettivo, l’inizio di un percorso che a breve
porterà alla costituzione di un vero e proprio circolo cittadino, come quello
già presente a Latina e in tutte le più importanti città italiane.
Lo
scopo dell’ANPI è quello di non perdere la preziosa testimonianza e memoria di
quei cittadini che fin dall’alba del fascismo si son professati contro quella
feroce dittatura e il suo ideale, compiendo atti dimostrativi forti che
avrebbero potuto costargli la prigione, o nel peggiore dei casi, in tempo di
guerra, anche la condanna a morte.
L’associazione
vuole continuare a professare il sentimento anti-fascista che dovrebbe esser
forte e presente in ognuno di noi, dopo
l’orrendo ventennio a cui ci ha sottoposto; mira infine a preservare la libertà
e il senso civico che nel nostro Paese sono cardine e base della nostra
Democrazia.
La
pluralità di movimenti e di ideali che rappresentarono l’associazione alla
consulta nazionale del 1947, dimostra come quest’ultima non sia rappresentante
di una sola parte politica, ma raggruppi e faccia convergere dentro di sé tutte
quelle forze politiche e culturali antifasciste che condividono un'ideale di
rispetto delle istituzioni democratiche e di tutela della legalità.
È
proprio questo che nel nuovo millennio l’ANPI si propone di fare, di preservare
e tutelare il valore supremo della Costituzione, figlia della guerra di
Resistenza e Liberazione portata avanti dai nostri padri partigiani, e madre di
tutti i nostri diritti, doveri e libertà che dovrebbero esser legge morale
dentro di noi; è il dover difendere a spada tratta tutte le Istituzioni, svilite
in questi ultimi vent’anni da una gestione politica personalistica e
assoggettata al solo interesse individuale.
Tutto
ciò, il 24 aprile, è stato portato a Cisterna.
L’incontro
avvenuto è stato per tutti quelli che hanno partecipato una vera e propria
scoperta di personaggi cittadini e un vero viaggio nel tempo in quel periodo
storico. Le testimonianze di Romeo Murri, Renato Campoli, Italo Di Luzio, Bruno
Fieramonti sono state toccanti e profonde, e la loro voce più volte rotta dal
cordoglio e dai ricordi aspri. Le loro parole hanno aperto dibattiti, confronti
che sono il segno più bello della nostra democrazia, tra giovani e meno
giovani; infine è intervenuto anche il presidente dell’ANPI di Latina Sergio
Zaccagnino, portando la sua forte testimonianza di anni di militanza a nella
provincia pontina e dando un taglio storico-attuale a tutta la conferenza.
Si è parlato di Costituzione e di come essa
non debba essere vista come un ostacolo, ma come un modello morale da seguire
per divenire esempi civici, anche nel nostro piccolo; e infine si è riflettuto
su quanto sia importante per i giovani di oggi il valore della memoria, del non
dimenticare ciò che è accaduto poco più di 70 anni fa, affinché un forte
sentimento civico e politico democratico possa essere la base dei ragazzi di
oggi, perché non si dia fiato a quei movimenti autoritari o di anti-politica
che nascono quotidianamente intorno a noi, e che rappresentano il degrado e lo
svilimento della cosa pubblica frutto
degli ultimi venti anni.
Cianfoni Luca, GD Cisterna
domenica 6 maggio 2012
Il lavoro è umano solo se libero
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente
in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità
di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni
del Congresso di Parigi". 20 luglio 1889, Parigi. Congresso della Seconda Internazionale.
Venne così scelta una data simbolica: il 1 maggio. Giorno in cui, tre anni prima un corpo di polizia aveva represso nel sangue una manifestazione di operai a Chicago.
La disorganizzazione del movimento dei lavoratori, dovuta a l'assenza di un centro di coordinamento, era alla base delle tensioni sociali e delle paure borghesi che si stavano diffondendo e che erano alimentate dalla stampa conservatrice.
Ma dall'altra parte, quella progressista, rivolgendosi ai lavoratori, ribadiva l'importanza di tale incontro sottolinendone il carattere internazionale e proletario.
Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari,
allertarono gli apparati repressivi.
In Italia, Francesco Crispi con il suo pugno di ferro, vietò qualsiasi manifestazione pubblica sia per
la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.
In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del
maggior numero di lavoratori, si decise infatti di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.
Per tale motivo la riuscita del 1 maggio 1890 costituì una
felice sorpresa
avendo dato vita ad una mobilitazione su scala nazionale ed internazionale.
avendo dato vita ad una mobilitazione su scala nazionale ed internazionale.
A dare vigore all'azione concertata dei socialisti di tutto il mondo, fu la condanna a morte di quattro operai, uno dei quali,
Albert R. Parsons, stretto dalla morsa del cappio riusci a stento a
pronunciare le sue ultime parole: "Lasciate che si senta la voce del popolo!"
Anche il nostro territorio fu protagonista di quast'ondata socialista:
1 maggio 1884: centocinquanta pastori cisternesi scioperarono
contro gli on. Ferri, Mazzoleni e Gualdi. Chiesero un aumento
salariale da 10 a 15 lire mensili per l'inverno e 12.5 lire per
l'estate, più sette soldi al giorno per il pane invece che cinque. La
richiesta venne accordata.
E' quindi evidente che il mondo dei lavoratori stava acquisendo una certa autonomia, un'autonomia che non poteva e non può essere seppellita sotto gli anni, ma che anzi deve essere rivendicata in ogni momento.
Le parole strozzate di Parsons
riecheggiano ogni anno, nello stesso giorno, con una ricorrenza che non
lascia spazio a fanatismi politici. Le lacrime delle morti bianche,
con l'unica colpa di aver pagato con la vita un pezzo di pane, e i
felici pensieri per le conquiste: dalle otto ore alla promulgazione
della 626, si fondono delineando la storia più drammatica e decorosa
dei combattenti del lavoro.
Ma
il primo maggio è molto più che la Festa dei lavoratori. Il primo
maggio è l'emblema delle lotte sociali contro l'oppressione e a favore
di un mondo vivibile, è la difesa del più debole e dello sfruttato da
un sistema che prevarica senza pietà e senza diritto, è il momento in
cui riprendono vita le grida dei popoli in rivolta, la fratellanza
proletaria, l'urlo di disperazione di chi non riesce a riprendersi la
propria libertà perchè è da solo a combattere per essa.
Sarà forse la magia di questo mese, maggio. Per chi volle lottare e combattere per sè e per gli altri questo è sempre stato il mese "prediletto"; non a caso le rose rosse, simbolo del socialismo,
fioriscono proprio in questo periodo. La rivoluzione francese è
scoppiata il 5 maggio 1789; il 6 del 1429 Giovanna d'Arco
sconfiggeva le truppe inglesi ad Orlèans dando ai francesi una
speranza; il 17 maggio, dal 1990, divenne la giornata mondiale contro
l'omofobia; 1 maggio 1968, l'ingegnere bolognese Giorgio Rosa dichiara l'indipendenza dell' Isola delle Rose...
La lista potebbe protrarsi per pagine, ma non è opportuno chiudersi nel passato senza considerare il presente, altrimenti tutto perde senso.
Infatti, ad oggi, mentre l'Occidente ingrassa senza mai essere sazio, lo sfruttamento ( 250 milioni di bambini tra i 7 e i 15 anni lavorano più di dieci ore al giorno in ogni settore) dilaga sotto la protezione del consumismo e si nasconde dietro quella scatola che ci ostiniamo a chiamare "mezzo d'informazione".
E' ovvio che causa di tutto questo è il sistema capitalistico che ha fatto delle multinazionali il proprio canale d'azione.
Il 1 maggio è e deve essere un monito a valutare il mondo da una prospettiva più ampia ed a convincersi che senza solidarietà sociale ed internazionale viene meno il valore più grande: la dignità umana.
Sirocchi Andrea, GD Cisterna
mercoledì 21 marzo 2012
Le mani sulle buche
La dichiarazione è altisonante: "il prossimo candidato a sindaco sarò ancora io". E ovviamente appartiene all'attuale sindaco Merolla, in un intervista pubblicata a gennaio sul mensile "Incontro". E con un mero slancio enfatico da campagna elettorale si appellava alla stessa campana che ormai sentiamo un po' troppo spesso dagli amministratori di Cisterna, riguardo l'annuncio dell'IMMINENTE ripresa dei lavori delle ormai, purtroppo, ben note buche. Ciò che più attira la nostra preoccupazione, adesso, è quel che hanno presentato i progettisti della GiSi immobiliare ad una conferenza stampa organizzata il 25 ottobre 2011, circa le soluzioni da loro proposte per la riqualificazione delle aree interessate dalle buche. Oltre i sospetti sull'effettiva possibilità di una buona fine di questo "buche-gate", se può esserci permessa una valutazione sull'estetica. ci troviamo davanti all'estenuante e sconvolgente realizzazione di progetti cubici e futuristi, che non sembrano essere in tono con il resto del paesaggio, ma che hanno una loro continuità con le altre "opere d'arte" e le numerose "licenze poetiche" degli ultimi professionisti che hanno messo le mani sulla nostra città.
lunedì 12 marzo 2012
1^ Congresso Provinciale dei Giovani Democratici
Finalmente i circoli e la federazione di Latina hanno compiuto un nuovo importante passo. I congressi di circolo e il congresso provinciale sono arrivati al loro termine.
Primo congresso perché è necessario distinguere la fondazione dei Giovani Democratici, nati con primarie... un parto travagliato. Primo perché la discussione necessaria è finalmente quella sulla politica, con una serena discussione che rischiato comunque di essere contagiata da tutto quello che combattiamo ogni giorno anche come Partito Democratico: la personificazione della politica.
Un congresso dei GD, questo, che ha visto il trionfo di chi, alla discussione su le "facce", ha preferito la discussione sui temi, sulla politica per dare la risposta più forte a chi fa antipolitica di mestiere.
Un congresso dei GD, questo, che ha visto il trionfo di chi, alla discussione su le "facce", ha preferito la discussione sui temi, sulla politica per dare la risposta più forte a chi fa antipolitica di mestiere.
Tanti i temi trattati, tante le proposte avanzate. Economia, utilizzando le parole giuste, senza lasciare la materia a chi crede se ne possa parlare con leggerezza, quindi crisi e crescita. Territorio, perché i GD lo vivono ogni giorno, perché sono i più attenti osservatori della situazione della nostra provincia e inevitabilmente ci si scontra con i gravi problemi di legalità. Società, società della conoscenza, quindi non solo scuola e università.
Tutto ciò arrivando alla conclusione di un percorso che ha visto il rinnovamento delle segreterie cittadine dei GD, in particolare Cisterna che con Lorenzo Tedeschi ha trovato un nuovo giovane alla guida del circolo, la fine quindi del mandato di Francesco Buonincontro. Nella federazione di Latina invece con l'acclamazione di Matteo Pepe si propone la continuazione di un percorso, in un territorio difficile come il nostro.
Nonostante quindi le difficoltà che ci si sono poste alla vigilia dei congressi, i GD, hanno ancora una volta dimostrato a forte voce di avere un'idea in mente, un'idea di mondo oltre che della funzione di un partito. Hanno continuato a dimostrarsi all'avanguardia per competenza e proposte nonché sulla serietà, hanno voluto dare una lezione a chi crede che i giovani siano assopiti, inutili e "bamboccioni".
Prossimamente su Stato Libero TV i contributi dei ragazzi della provincia di Latina alla discussione del congresso avvenuto l'11 marzo.
Tutto ciò arrivando alla conclusione di un percorso che ha visto il rinnovamento delle segreterie cittadine dei GD, in particolare Cisterna che con Lorenzo Tedeschi ha trovato un nuovo giovane alla guida del circolo, la fine quindi del mandato di Francesco Buonincontro. Nella federazione di Latina invece con l'acclamazione di Matteo Pepe si propone la continuazione di un percorso, in un territorio difficile come il nostro.
Nonostante quindi le difficoltà che ci si sono poste alla vigilia dei congressi, i GD, hanno ancora una volta dimostrato a forte voce di avere un'idea in mente, un'idea di mondo oltre che della funzione di un partito. Hanno continuato a dimostrarsi all'avanguardia per competenza e proposte nonché sulla serietà, hanno voluto dare una lezione a chi crede che i giovani siano assopiti, inutili e "bamboccioni".
Prossimamente su Stato Libero TV i contributi dei ragazzi della provincia di Latina alla discussione del congresso avvenuto l'11 marzo.
mercoledì 22 febbraio 2012
Democrazia del Popolo Sovrano
Democrazia diretta o democrazia rappresentativa? Da qualche tempo
leggiamo e discutiamo riguardo questo tema, sorto anche grazie al
successo dei referendum del giugno 2011 che hanno portato alla vittoria i
4 SI per l'acqua pubblica, contro il nucleare e il legittimo
impedimento. L'argomento assume importanza e viene sostenuto con nuova
forza dalla progressiva crisi del sistema dei partiti, dal
disorientamento dell'elettorato che va ad alimentare il non-voto, dalla
crisi e dalla decadenza della politica, del suo ruolo, a favore di
governi tecnici e di politici in genere che non vengono eletti dal
popolo sovrano. Gli anni della personificazione dei partiti e della
politica, le critiche legate a comportamenti "castali",
l'autoreferenzialità e molte volte l'incompetenza di chi amministra la
cosa pubblica, hanno contribuito alla nascita di un sentimento di
sfiducia verso le persone che dovrebbero rappresentare i cittadini nei
luoghi preposti al governo e all'amministrazione.
Da questi
presupposti però, non bisogna arrivare a conclusioni improvvisate,
liquidatorie e demagogiche, ma bensì ricordare che in Italia non vi può
essere alcuna democrazia al di fuori della Costituzione. Costituzione
che prevede degli importanti strumenti di democrazia diretta, come
appunto i referendum, ma anche la proposta di legge di iniziativa
popolare, le petizioni. Bisogna però ricordare che i referendum in
Italia sono stati per molto tempo un fallimento in termini di
partecipazione e di quorum, questo è stato un problema per molti versi
legato alla disinformazione e al disinteresse dell'elettorato,
specialmente quando si chiamavano tutti i cittadini ad esprimersi su
tematiche che riguardavano delle minoranze (referendum sull'estensione
dell'art. 18 anche alle imprese con meno di 15 dipendenti, referendum
sulla fecondazione assistita ecc) che la dice lunga anche sulla qualità
della democrazia, sull'opportunità che una maggioranza debba vincere
sempre su una minoranza, e ci pone degli interrogativi riguardo la
tutela delle minoranze, che è un tema conosciuto e sempre attuale nella
politica internazionale.
Appurato che senza completa e profonda
informazione non può esservi democrazia, c'è anche qualcuno un po'
troppo radicale che propone una "patente" per votare, dove ogni
cittadino dovrebbe prendere un'abilitazione al voto, se non altro
affinchè la sua disinformazione non vada a danneggiare gli altri
cittadini con una scelta di voto sbagliata. Ma accantonando questo
discutibile risvolto, vediamo che anche quando i cittadini si esprimono
inequivocabilmente con dei referendum, non sempre la loro volontà è
tenuta da conto, mentre a volte per opportunismo, si corre a sposare una
posizione per ingraziarsi l'opinione pubblica, altre volte è necessario
attuare delle misure "impopolari" per poter risolvere delle questioni
difficili. Ciò che esce da un referendum deve poi essere attuato dalla
politica; oggi ci confrontiamo anche con i confini delle direttive
europee (che proprio in materia di acqua e servizi pubblici impone delle
privatizzazioni), è chiaro che soprattutto la politica è addetta alla
risoluzione di questi meccanismi democratici.
Come Giovani
Democratici proprio l'estate scorsa abbiamo attuato una raccolta firme
per una proposta di legge di iniziativa popolare che riguardava la
normazione del lavoro giovanile, e la regolamentazione della democrazia
interna ai partiti, in attuazione dell'articolo 49 della costituzione.
Tutto vero riguardo all'anarchia che imperversa nei partiti in termini
di selezione delle cariche, gestione delle risorse economiche ecc.
Questo è un aspetto che va indubbiamente cambiato e regolamentato, in
nome della trasparenza e nella parità delle forze politiche. Il Partito
Democratico è l'unico partito italiano ad avere un bilancio certificato
da una società esterna, ad avere chiari sistemi di elezione e selezione
dei gruppi dirigenti, completa trasparenza in tutti i passaggi
democratici sostenuti da assemblee, primarie, conferenze programmatiche
ecc. Forse tutto ciò non basta e forse qualcosa, soprattutto sulle
primarie, va rivisto. Ma a partire da una proposta di legge, fino alla
discussione di direttive europee, è fondamentale e ineludibile
l'importanza di un partito.
"Tutti i cittadini hanno diritto di
associarsi liberamente in partiti..." è assurdo pensare di gestire una
complessità amministrativa, in perfetto rispetto dei principi
democratici, senza ricorrere alla formazione di partiti. C'è la
necessità di conoscenza giuridica, di specialisti ed esperti formati sul
campo, di relazioni internazionali, di conoscenza dei processi sociali,
economici, politici, ovvero di "specialisti" della politica; non
possiamo pensare di lasciare la democrazia in mano all'improvvisazione
di qualcuno, improvvisazione che tanto ha contribuito alla crisi
generale che stiamo vivendo, e che quindi porta dei danni anche in
politica. Dobbiamo ricostruire un'idea del primato della politica, di un
nuovo ruolo della politica, che sia certamente credibile, rispettabile,
incarnata da persone competenti, oneste e capaci, ma organizzata
necessariamente in partiti altrettanto chiari e trasparenti.
Dobbiamo considerare
però che molte volte quello che c'è su è lo specchio di quello che c'è
giù, che la democrazia diretta non funziona se vista in termini di
evasione fiscale, di giustizia fai da te, di "ronde" per la sicurezza
ecc. Oggi più che mai è neccessaria una visione concreta di come
affrontare la crisi, di come costruire un nuovo modello economico,
produttivo, sociale, di quale mondo vogliamo. Ed un progetto del genere
prevede perlomeno delle persone che si associno, che si organizzino e
discutano, ed ecco che nasce semplicemente e spontaneamente un partito,
con esso l'esigenza di "rappresentare" le istanze e le idee di tutti i
militanti. Non è possibile quindi eliminare o marginalizzare la
democrazia rappresentativa.
In conclusione: sempre all'interno dei
dettami costituzionali, applicare e promuovere ogni forma di
democrazia, prevedendo insieme una buona e profonda informazione dei
cittadini, riformare il sistema dei partiti partendo dall'art. 49 per
costruire un serio sistema politico che assicuri assieme alla
trasparenza anche l'onestà e la competenza dei rappresentanti del
popolo, inaugurare una nuova stagione politica che non lasci spazio
all'improvvisazione e imponga una scientificità all'approccio politico.
Il nostro obiettivo come forza politica deve essere sempre quello
dell'estensione della democrazia, in tutti gli ambiti e le sue forme
possibili, tenendo da conto la tutele delle minoranze e coinvolgendo
sempre di più i cittadini e i corpi intermedi nella discussione delle
scelte, ma costruendo un serio modello di militanza politica che
rappresenti l'alternativa che vogliamo realizzare.
F. Buonincontro
Segretario Giovani Democratici Cisterna
Iscriviti a:
Post (Atom)

